La Via del Ponte: Rofelle – Montebotolino

Trekking ad anello nell’Alta Valmarecchia. Per quattro volte si guada il Marecchia o i suoi affluenti. Vera perla del giro è il minuscolo borgo di Montebotolino, definito da Tonino Guerra “il paese dei tetti volanti”.

Lunghezza9km
Durata3h e mezza
DifficoltàMedio-Difficile

Parcheggiamo alla Chiesa di Santa Maria a Rofelle, sorta in relazione al castello della città, oggi distrutto. Abbiamo due possibilità: percorrere la “Via del Ponte” in senso orario o antiorario; noi scegliamo quest’ultima. La segnaletica, bianca e rossa recante la sigla BT4, è subito chiara e ci guida verso il piccolo centro.

A Rofelle segnaliamo l’Erbhosteria, locale che propone piatti a base di erbe e fiori dell’appennino. Purtroppo non abbiamo potuto provarlo, essendo aperto solo la domenica.

Rofelle è piccolissima e in cinque minuti di passeggiata l’abbiamo già vista tutta. Dopodiché si imbocca il sentiero sulla sinistra, seguendo la segnaletica del sentiero BT4 e quella gialla e blu, corrispondente al sentiero dei resti della Linea Gotica.

Pochi passi e, a livello del cimitero, ci troviamo di fronte a un bivio. Teniamo la sinistra, continuando a seguire il sentiero CAI 15 e BT4. Sulla destra il sentiero diventa CAI 13.

Passiamo con facilità un piccolo torrente e continuiamo a camminare nel bosco mantenendo la sinistra (dopo il torrente c’è una salita sulla destra da non prendere).

Il sentiero si mantiene piacevolmente nel bosco per qualche chilometro. La segnaletica bianca e rossa è precisa. Ogni tanto compaiono sul sentiero dei massi di pietra da aggirare o scavalcare, senza alcuna difficoltà. Quando il bosco si dirada, si gode di una bellissima vista sui Sassi Simone e Simoncello.

Giungiamo a un bivio: continuare dritto, in direzione Montebotolino, o girare a sinistra, rimanendo sul CAI 15. Noi optiamo per la prima.

«Certe sere i casoni di Montebotolino volano via e sembrano delle macchie rosa sopra una tela trasparente. D’inverno, se piove, restano coi piedi dentro le pozzanghere e l’acqua gli scivola addosso come se fossero delle rocce.»

Così Tonino Guerra descriveva la dura vita degli abitanti di Montebotolino. Completamente in pietra, le case si caratterizzano per degli sgargianti tetti rossi. Al nostro passaggio vediamo diverse impalcature, indice di un tentativo di ristrutturazione del paese. Montebotolino è un vero e proprio balcone sull’alta Valmarecchia. Lo sguardo viaggia dall’Alpe della Luna al Parco dei Sassi Simone e Simoncello. Ultimo ma non per importanza, c’è una fonte (sebbene un cartello dica che non sia potabile, a noi è sembrata ottima).

Lasciamo Montebotolino e torniamo al bivio di prima, questa volta prendendo la strada non esplorata. Pochi passi ancora e ci troviamo in mezzo a un incrocio di più sentieri, a cui teniamo la destra (c’è il segno ma non è evidente).

La segnaletica si segue bene. Per un tratto si esce dal bosco e si entra in campo aperto, ma per poco.

Rientriamo nel bosco. A dispetto di una buona segnaletica, il sentiero appare veramente trascurato: erba alta e piante cadute sul percorso. Per un momento pensiamo di tornare indietro… Non se ne parla. La spedizione Finra al maschile non ha mai fallito. Ci facciamo coraggio e andiamo avanti. Una casa diroccata segna la fine del tratto accidentato.

Il percorso continua nel bosco senza particolari note. A volte partono sentieri secondari/mulattiere, ma la via maestra si segue bene. Guadiamo poi l’ennesimo affluente del Marecchia.

Arriviamo a un incrocio a T a cui prendiamo la sinistra. E’ una strada di ghiaia. Ci avviciniamo così a Fresciano, senza entrare in paese.

Un altro bivio: teniamo la sinistra come indicato, lasciando Fresciano sulla destra.

Proseguiamo in direzione del Marecchia. Sulla strada incontriamo la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, resa famosa dal miracolo della giumenta. Il 29 novembre del 1530 il Cardinale Bevilacqua, passando davanti alla chiesa durante un viaggio verso Bologna, ordinò di riparare la cappella, ormai cadente. A quel punto, la mula su cui cavalcava si fermò e si inginocchiò in omaggio alla Madonna, come per approvare le parole udite.

Lasciamo la chiesa alle nostre spalle e continuiamo il cammino. Il Marecchia si sente sempre più forte e vicino. Noi consigliamo due cose:

  1. Non fare questo sentiero in condizioni di piena del fiume. Non è facile da guadare.
  2. Controllare che sia il punto giusto in cui guadare il fiume. Dovrebbe infatti esserci un segno bianco e rosso sia prima sia dopo il fiume.

Ignorando questi due consigli, non solo abbiamo guadato un Marecchia in ottima forma (dettaglio che ha spinto Castoro Orgoglioso a togliersi le scarpe e ad attraversarlo a piedi nudi) ma l’abbiamo fatto anche nel punto sbagliato. Questo ci ha portato a vagare per mezz’ora abbondante in cerca del sentiero, fra pareti da arrampicare e fronde da disboscare. Nel punto in cui è suggerito il guado dovrebbero esserci dei resti di un ponte di epoca romana, che noi non abbiamo visto per ovvie ragioni.

Si rientra così nel bosco, fino a quando il sentiero si immette in una strada di ghiaia, che percorriamo mantenendo la sinistra (è tutto segnato).

Pochi passi e la segnaletica BT4 ci guida in una curva a U sulla sinistra.

Si entra così in un paese che esiste ormai solo sulle cartine: Tramarecchia. Le poche case sono diroccate e non abbiamo trovato neanche un abitante. In questo scenario decadente persiste una fonte di vita: una fonte.

Dopo Tramarecchia ci si avvicina nuovamente al fiume Marecchia. Purtroppo però la segnaletica, finora completa e di grande aiuto, termina in campo aperto, facendo perdere le proprie tracce.

Questo ci ha spinto a guadare il Marecchia e a cercare segni BT4 sull’altra sponda. Chiaramente invano. I nostri tentativi sono ben registrati da questa ricostruzione 3D su relive! https://youtu.be/YqzMrAPHnOg

Così ci siamo ritrovati a vagare per mulattiere/sentieri-non-sentieri per almeno un’ora e mezza, ritardo che ci è costato la tagliatella al tartufo de “Il Sottobosco” a Svolta del Podere, consigliato senza se e senza ma dal babbo di Leprotto Generoso. L’umore è tornato alto quando nel nostro vagare ci siamo imbattuti abbastanza casualmente nel sentiero BT4, che in poco tempo ci ha riportato alla Chiesa di Santa Maria di Rofelle. Feriti e affamati ci siamo poi consolati con birra e finocchiona al suddetto Sottobosco. La chiusura della cucina del ristorante ci è così sembrata decisamente meno amara.

Non sappiamo dunque dove si prenda il sentiero dopo aver guadato il Marecchia. Se qualcuno l’avesse fatto e volesse contribuire ad aiutare altri escursionisti, ce lo dica. Allo stesso modo, non abbiamo visto i ruderi del Mulino del Barucco che la cartina segnava lungo il sentiero.

In sintesi

  • Anello da 9km, svolto da Rofelle in senso antiorario
  • Difficoltà: Medio-Difficile (incide il sentiero a tratti “Sparito”)
  • Tratti avventurosi: numerosi guadi (mai in periodi di piena) e tratti di erba alta alla Indiana Jones
  • Segnaletica buona fino a Tramarecchia. Poi si perde
  • Punti acqua: fonte di Montebotolino e di Tramarecchia
  • Montebotolino assolutamente da visitare, panoramica
  • Dove mangiare: a Rofelle l’Erbhosteria (solo domenica), a Svolta del Podere “Il Sottobosco”

Abbiamo provato il percorso il 31 ottobre 2020. FinRa presenti: Leprotto Generoso, Ermellino Cortese, Castoro Orgoglioso. Articolo di: Ermellino Cortese. Foto di: Castoro Orgoglioso, Leprotto Generoso. Per ulteriori informazioni sulla Via del Ponte BT4 consultare il sito della proloco di Badia Tedalda.

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