Il sentiero del Partigiano Janosik

Un trekking breve e poco impegnativo. I ruderi che si incontrano, un tempo teatro della Resistenza, sono ormai un tutt’uno con la vegetazione, dando vita a scorci di un’affascinante decadenza.

Lunghezza7km
Durata2.15h
DifficoltàMedio-Facile

Lasciamo l’amata Valmarecchia per conoscere un’interessante percorso alle porte del Parco delle Foreste Casentinesi. Arriviamo a Ponte del Faggio, dove troviamo tante famiglie già pronte per grigliare. L’area è infatti ben attrezzata per barbecue e pic nic.

Riempite le borracce alla fontana e accumulato il classico ritardo, imbocchiamo il sentiero 211, che costeggia il fiume. Poco dopo attraversiamo un ponte che ci porta dall’altra sponda: da qui parte una salita dentro al bosco abbastanza impegnativa. C’è un bivio, ma se si sale non si sbaglia.

La salita non è lunga e si immette in una strada di ghiaia. Mantenendo la sinistra raggiungiamo Trappisa di Sotto, dove troviamo una bella cartina, un rifugio e un’area pic nic. Non sappiamo come venga gestito il rifugio; a noi è sembrato ben tenuto, ma purtroppo chiuso.

Ancora pochi passi e troviamo una fonte non controllata (“la Fonte di Guido”) e un’altra area pic nic. Non si può certo dire che la zona sia sprovvista di servizi.

Fra le boscaglie si intravede una vecchia insegna telefonica: da qui parte una brevissima salita che ci porta finalmente sul sentiero del Partigiano Janosik. Ci sono ruderi di case in pietra che rincontreremo lungo tutto il percorso. La segnaletica, costituita da stelle rosse, è decisamente caratteristica. A questo punto abbiamo due possibilità: tenere la destra o la sinistra. Poco cambia visto che è un anello. Noi teniamo la sinistra.

Il percorso si snoda in mezzo al bosco, concedendo a tratti scorci panoramici. Nel giro di 10 minuti incontriamo due piccole cascatelle. Giungiamo così alle rovine di Ca Palaino.

Il sentiero, ben segnato, continua nel bosco fino alla Casaccia, dove dei pannelli richiamano all’importanza della conquista della Repubblica.

Purtroppo non abbiamo visto Ca del Tosco, non essendoci accorti della deviazione.

Dopo la Casaccia il paesaggio cambia: si esce dal bosco e si percorre un pezzo molto esposto, con l’aiuto di una corda. Non è difficile, ma bisogna prestare attenzione. Una celletta votiva domina sullo skyline. E’ indubbiamente il punto più bello di tutto il percorso: la vista è semplicemente fantastica… Vedere per credere! https://youtu.be/JpL6rE5DWw8

Torniamo poi nel bosco, dove le stelle rosse ci guidano a Ca I Fondi. Un ponte a schiena d’asino, ricoperto quasi interamente di muschio, unisce le due sponde di un fiume purtroppo in secca.

Dopo una breve sosta per mangiare, riprendiamo a camminare. Ci aspetta una salita rocciosa, non troppo ripida ma con pendenza costante. Si continua così fino a Strabatenza. Qui troviamo una casa in mattoni ancora abitata e magnificamente curata. A pochi passi sgorga l’acqua della Fonte di Giovanni, freschissima. Una targa ricorda l’ottava Brigata Garibaldi. La Chiesa di San Donato, purtroppo chiusa al nostro arrivo, doveva essere il centro della vivace cittadina.

Lasciamo quindi Strabatenza e continuiamo per la strada in ghiaia che passa affianco alla chiesa.

PS Vicino alla chiesa parte un sentiero segnalato CAI, purtroppo impraticabile data l’erba alta e i rovi.

PPS A Strabetenza è segnalata anche la “Salgheda”, sentiero purtroppo anch’esso impraticabile per gli stessi motivi.

La stradina scende dolcemente per pochi minuti, fino a quando sulla destra ritroviamo la segnaletica del Partigiano che ci guida dentro al bosco. In poco tempo raggiungiamo così Trappisa di Sopra, pressoché deserta, e Trappisa di Sotto, punto di inizio del nostro giro.

In sintesi

  • Anello da 7km (compreso il tratto da Ponte del Faggio all’imbocco del sentiero del Pertigiano)
  • Difficoltà: Medio-Facile
  • Segnato da stelle rosse
  • Punti acqua: Ponte del Faggio, Fonte di Guido, Fonte di Giovanni
  • Punto panoramico, dove ci si aiuta con una corda

Abbiamo provato il percorso il 5 luglio 2020. FinRa presenti: Leprotto Generoso, Castoro Orgoglioso, Ermellino Cortese, Zebra Sorridente. Con la partecipazione di: Irene. Articolo di: Ermellino Cortese. Foto di: Castoro Orgoglioso. Pacco prevedibile di: Fenicottero Sensibile. Assenza del tutto ingiustificata (“ho una grigliata con altri amici”) di: Gabbiano Pensatore. Special thanks to: Insalatissime Rio Mare

Terminata la stesura dei dettagli tecnici, è arrivato il momento di raccontare ciò che è veramente successo. Leprotto Generoso scopre questo sentiero dal classico Patwild, nome social di un travel blogger locale. Noto il rapporto morboso con le Foreste Casentinesi, non stupisce il fatto che ne rimanga subito stregato. Nulla può fermarlo, nemmeno le quasi due ore per raggiungere il fantomatico Ponte del Faggio, fatte di E45, curve e strade impraticabili. Scesi dalla macchina inizia la (dis)avventura: non capiamo dove prendere il sentiero. Non sono bastati anni di scoutismo per farci capire che quando si è nel bosco potrebbe essere utile avere una cartina. Che ci importa? Abbiamo il nuovo Garmin di Leprotto, già testato nell’uscita sul Fumaiolo. La traccia GPS non l’ha ancora scaricata ma si può fare ora, basta che prenda internet… Neanche a dirlo, vaghiamo una mezz’ora fino a quando non troviamo un pannello con la cartina. Sospiro di sollievo! Non è però finita qui. Il progetto originale consisteva in un anello di 15km circa che, come spesso accade, è stato rivisto in itinere. Pensando di emulare le gesta del suddetto Patrik, abbiamo cercato l’imbocco del sentiero per un’ora abbondante, arrampicandoci anche sul letto di un fiume a secco. La totale assenza di segnaletica ci ha fatto poi ridimensionare il progetto originale, riducendo la giornata di trekking a 7 onestissimi chilometri. Tornati a Ponte del Faggio, siamo andati a leccarci le ferite al fiume, concludendo in bellezza una giornata iniziata in salita (metaforicamente e non). La maledizione del garmin continua😈

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