“L’infanzia del mondo” – Pennabilli

Un sentiero ad anello dedicato al poeta Tonino Guerra, illustre cittadino di Pennabilli. Ben segnato, è una proposta ideale per un trekking semplice e di grande effetto, fra arte e natura.

Lunghezza9km
Durata3h
DifficoltàMedio-Facile


Qua la nostra traccia GPS del percorso (fatta partire in leggero ritardo e con un breve salto spazio-temporale lungo il fiume):


L’infanzia del mondo” è molto di più di un semplice sentiero. Le dodici tappe dell’itinerario, sparse dal centro storico al circondario di Pennabilli, celebrano il genio del poeta e ne mantengono viva la memoria. Nell’articolo ci concentreremo principalmente sul trekking: le informazioni storico-artistiche sono facilmente reperibili in internet.

Ad ogni modo, prima o dopo la camminata è doverosa una visita alla cittadina. Le case in mattoni, i vicoli ripidi, i punti panoramici, le poesie del Maestro appese ai muri…Pennabilli è semplicemente bellissima.

Veniamo ora al dunque. Dalla piazza principale (quella del Duomo) ci dirigiamo verso Billi, percorrendo l’anello in senso orario. I segni bianchi e rossi abbondano anche in città, basta seguirli. Dieci minuti di asfalto e la segnaletica ci invita a tenere la destra imboccando il sentiero 93, verso il Fosso del Canaiolo.

Poco dopo un altro bivio: si tiene la destra, verso l’agriturismo La Concia.

Ancora bivi. Prima si tiene la sinistra (non verso Ca Berbece), poi la destra, dove finalmente lasciamo l’asfalto. Tranquilli, la segnaletica è perfetta.

Entriamo nel bosco. Siamo nelle vicinanze del torrente Messa, quando la strada si divide. Noi prendiamo la destra e imbocchiamo il sentiero 92 per le Cascatelle. Nessuna paura: al Canaiolo ci passiamo lo stesso.

Fra le frasche il sentiero si divide. Tenete la sinistra. Inizia a sentirsi il fragore dell’acqua.

Le Cascatelle sono un luogo di incredibile pace. L’acqua scende dolcemente da una pozza all’altra. Un pescatore aspetta pazientemente con la canna fra le mani. La lenza a un tratto si tende: una trota ha abboccato. Noi continuiamo il percorso, guadando il fiume.

Pochi minuti costeggiando il fiume prima del celebre Fosso del Canaiolo. Tonino Guerra lo descriveva come “il luogo in cui si tocca con le mani l’infanzia del Mondo“, citazione che dà il nome a tutto il percorso. Il riferimento è alle acque cristalline del torrente Messa, che rimandano a una purezza primordiale. Anche il Dalai Lama, accompagnato da Tonino, vi fece visita. E’ senza dubbio l’apice di tutto il trekking.

Refrigerati i piedi nel Canaiolo, possiamo ripartire. Lasciamo quindi il torrente Messa e torniamo nel bosco seguendo le indicazioni per Villa Maindi. Nel tragitto incontriamo una bellissima area pic-nic, curata e in uno spiazzo veramente suggestivo. Occhio a non perdervela (andando verso Villa Maindi, si apre sulla destra).

Ci saranno dei bivi, ma sono sempre segnati. Teniamo prima la destra e, arrivati a un incrocio a quattro, la sinistra. Villa Maindi è a un passo.

Villa Maindi è tanto sperduta quanto curata. Le sue case in pietra sorgono una vicina all’altra, separate solo da ripidi vicoli. Nella penombra della chiesetta del paese scorgiamo una donna, raccolta in silenzio. Pochi passi e incontriamo un signore che ci mostra orgoglioso il suo orto. Villa Maindi è piccola, ma viva.

Molto importante: a fianco della chiesa c’è una fontana.

Lasciata Villa Maindi ci dirigiamo verso Ca Fanchi, seguendo un sentiero in discesa. Attraversiamo una strada asfaltata e in pochi minuti ci ritroviamo a Ca Fanchi, perfino più piccola di Villa Maindi. Fra le pochissime case spicca una struttura ovale dal tetto a pagoda. Accompagnati da un abitante del posto, abbiamo la fortuna di poterci entrare nonostante sia abitualmente chiusa al pubblico. Ed è qui che il trekking si mescola alle vicende umane.

Non possiamo riassumere in poche righe l’incontro con il Sig. Guerrino Fanchi (questo il nome) ci ha lasciato. Pertanto vi invitiamo a leggere il post scriptum a fondo pagina. Certe (belle) storie vanno proprio raccontate.

C’è una fonte.

Con ancora in testa le parole di Guerrino, ci rimettiamo in cammino. Guadiamo (quasi) senza difficoltà il torrente Messa. Pennabilli è a una mezz’ora di strada.

Poco più avanti la cartina segnala i resti del Molino Donati, completamente sommerso dalla vegetazione e pertanto difficilmente riconoscibile. Infine il sentiero si apre e rende visibile la forma slanciata del Torrigino.

Siamo quasi arrivati. Verso la fine lasciamo la strada e svoltiamo a destra per un sentiero un po’ losco, ma segnato. Il sentiero si inerpica in salita, all’ombra del bosco.

Quando il sentiero finisce ci ritroviamo su strada. Teniamo la sinistra e poco dopo la destra. Una ripida gradinata ci porta proprio nel centro di Pennabilli: sbuchiamo a livello dell’Orto dei Frutti dimenticati, a due passi dal Duomo. L’anello è chiuso.


In sintesi

  • Anello da 3 ore scarse (9km), percorso in senso orario
  • Difficoltà medio-facile
  • Perfettamente segnato. Sentiero 93 (e 92 per un breve tratto, nei pressi delle cascatelle)
  • Punti acqua: Ca Franchi, Villa Maindi, Pennabilli
  • Da vedere: Cascatelle, Fosso del Canaiolo
  • Area Pic Nic fra Canaiolo e Villa Maindi
  • Guarda la ricostruzione in 3D! https://www.youtube.com/watch?v=T5ZGd65fy2c

Abbiamo provato il percorso più volte, di cui l’ultima il 2 maggio 2021. Tutte le foto riportate sono state scattate in questa data, ad eccezione delle foto di Pennabilli (le prime dell’articolo) che risalgono al 18 gennaio 2020. FinRa presenti il 18 gennaio 2020: Andrea Ottaviani, Andrea Garattoni, Giulia Bartolini. FinRa presenti il 2 maggio 2021: Andrea Ottaviani, Andrea Garattoni, Francesco Bronzetti. Articolo di Andrea Ottaviani. Foto di Andrea Garattoni, Francesco Bronzetti.


Post Scriptum – “La passione sa contagiare”

Riavvolgiamo il nastro fino a Ca Fanchi, agglomerato di quattro o cinque case a cui non avremmo mai pensato di dare alcuna importanza. Semplice stazione di passaggio, un borghetto sperduto come tanti in Valmarecchia. L’incontro con Guerrino ci ha decisamente fatto ricredere.

Curato l’orto, si godeva il meritato riposo. Non ricordo chi avesse attaccato bottone, ma poco importa. Quando ci siamo visti, sia noi sia lui avevamo voglia di far due chiacchiere. Si capiva a pelle. E dopo le classiche battute di circostanza, una domanda strana. “L’avete mai vista una chiesa con il tetto a pagoda?” Neanche il tempo di ribattere. “Vado a prendere le chiavi, aspettatemi che arrivo!”

Vicino all’orto avevamo già notato una strana costruzione ovale, ma non pensavamo fosse una chiesa. Due giri nella vecchia toppa e la porta di legno si spalanca di fronte a noi. E’ una cappella del ‘600, decorata con stucchi e affreschi. Guerrino ci racconta che da bambino le famiglie del posto si davano appuntamento qui per recitare le litanie. “E’ piccola, ma quando si canta è come se ci fosse un coro, il suono si amplifica!” ci confida.

E nel mese di maggio…” Guerrino va verso l’altare e prende fra le mani due spaghi. Non capiamo. Lui inizia a farli scorrere l’uno rispetto all’altro azionando un rudimentale ingranaggio a carrucola: a ogni “strattone”, necessario per far funzionare un meccanismo un po’ datato, cala sempre di più il velo teso sopra l’altare. Un affresco, prima coperto, inizia a prendere forma. E’ Maria che tiene in braccio il Bambino. Gli occhi di Guerrino, quasi commossi, trasudano tanta emozione.

Purtroppo l’interno della cappella giace in stato di abbandono. Guerrino ci spiega che sono stati investiti dei soldi che sarebbero dovuti bastare anche per la ristrutturazione della chiesa. Nella pratica sono stati sufficienti solo per il lastricato del piazzale antistante. Speriamo che l’amministrazione provveda quanto prima ad allargare l’intervento anche alla chiesa. Sarebbe veramente triste lasciare morire un luogo così caro alla comunità.

Grazie Guerrino, perché non hai esitato ad aprire la porta a tre sconosciuti, condividendo con noi storie di una vita che non c’è più. I tuoi ricordi, però, vivranno ancora a lungo. Promesso.

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