Casteldelci e Fragheto – Molto più di un trekking

Un anello impegnativo per chilometraggio, dislivello e difficoltà nel mantenere il sentiero (o quello che ne rimane). Casteldelci non fa sconti: ruvida e affascinante, non è adatta a tutti. Il trekking proposto fa tappa a Fragheto, protagonista di una pagina di storia che, con il presente articolo, vogliamo contribuire a mantenere viva.

Lunghezza15km
Durata4.45h
DifficoltàDifficile


Scarica la traccia GPS del nostro cammino! (indispensabile per questo trek)


Il nostro trek parte dalla magica Casteldelci, borgo arroccato con vista sul Senatello, affluente del Marecchia. Completamente in pietra, è sicuramente molto suggestiva. Ad essere sinceri, al nostro arrivo ci è parsa un po’ spettrale: l’unica attività che abbiamo visto in centro storico è un B&B. Purtroppo è evidente il drammatico spopolamento che ha subito negli anni. Un saluto alla celebre busto di Baden Powell e si inizia a camminare.

Uscendo dal centro storico, incontriamo una celletta votiva, alla cui destra parte una strada. Un segno bianco e rosso ci invita a proseguire in quella direzione, mentre l’asfalto diventa sterrata.

In dieci minuti due bivi. Al primo teniamo la sinistra per Poggio Calanco, come ben indicato da un cartello su un albero. Al secondo, che invece è privo di segnalazione, la destra. Quest’ultimo bivio è l’inizio dell’anello: vi faremo ritorno dopo averlo percorso in senso antiorario.

Iniziamo a prendere quota. Dopo aver camminato un quarto d’ora all’ombra del bosco, il sentiero si apre regalandoci uno scorcio panoramico sull’Alta Valmarecchia. Casteldelci è l’unico centro abitato riconoscibile nel verde della vallata.

In pochi passi ci ritroviamo in un campo aperto (nostro acerrimo nemico). L’erba è alta e la traccia è difficile da seguire. Appena dopo ecco un bivio a T, a cui teniamo la sinistra.

Le indicazioni riportate hanno il solo scopo di fornire elementi aggiuntivi per orientarsi. Questo non significa che siano da sole sufficienti a percorrere il trekking in sicurezza. Consigliamo fortemente di scaricare la traccia GPS su un dispositivo affidabile o di farvi accompagnare da una guida.

La vegetazione è fittissima e selvaggia. E’ evidente che non siano sentieri abitualmente battuti. Un torrente si fa strada sul nostro sentiero. Lo guadiamo e continuiamo a salire di quota, affrontando un dislivello non banale.

Quando sulla destra compaiono dei ruderi, ormai completamente mangiati dalla vegetazione, significa che siamo vicini alla strada. Siamo a Calanco di Sotto!

Noi scegliamo di fare una deviazione per la minuscola Calanco di Sopra (ben tre abitanti, tutti parenti fra loro), tenendo la sinistra e poi tornando indietro per la stessa strada. L’alternativa è tenere direttamente la destra verso Fragheto.

Calanco, come Fragheto, fu una delle protagoniste della Resistenza. Non si possono omettere certe storie, che hanno volti di uomini, donne e bambini. Leggi il post scriptum al termine della presentazione tecnica del trekking.

La strada per Fragheto è ampia e ghiaiosa, tutta in piano. Insomma nulla a che vedere con il tratto affrontato poco prima. All’inizio del paese la strada bianca diventa asfalto: teniamo la destra per entrare a Fragheto.

Fragheto non è dissimile dalla vicina Casteldelci: poche case in pietra sorte nelle vicinanze di una chiesa e del suo campanile. La ferita della guerra, a distanza di anni, è ancora ben visibile: targhe commemorative e pannelli illustrativi ne ricordano gli avvenimenti.

Al nostro arrivo troviamo la chiesa chiusa, mentre un inaspettato viavai di gente anima la vicina canonica. Scopriamo così che un gruppo di ex detenuti ha ristrutturato l’antico edificio facendone una casa-vacanze per scout, famiglie o amici. Davvero una bella iniziativa.

Riempite le borracce alla fontana di fronte alla chiesa, torniamo indietro e ci lasciamo alle spalle il paese.

Da Fragheto la strada è tutta in salita. La fatica è alleviata dagli scorci panoramici sulla valle. Giungiamo così a Poggio La Croce, dove incontriamo la segnaletica del Cammino di San Francesco (Rimini-La Verna). Teniamo la sinistra all’incrocio e continuiamo in piano, seguendo la segnaletica del Cammino.

Segnaliamo a pochi minuti da Poggio la Croce un belvedere dove è possibile fare pic-nic sedendosi su dei sassi.

Ci saranno dei bivi, ma si segue sempre la via principale.

Senza particolari difficoltà arriviamo a Madonna del Piano, testimonianza del culto mariano diffuso in queste terre. Purtroppo troviamo la porta chiusa. Siamo comunque felici di constatare la cura del luogo, dettaglio non certo scontato. Inoltre facciamo la conoscenza di due motociclisti tedeschi che ci raccontano del loro viaggio per l’Appennino.

A soli 300m da Madonna del Piano, parte sulla sinistra una strada di ghiaia che scende ripida. Come al solito, nessuna segnaletica la indica. State attenti.

Dopo poco ci ritroviamo in campo aperto, dove con un rapido destra-sinistra iniziamo a costeggiare una staccionata. La visuale è pazzesca. Siamo solo noi e la natura.

Infine l’ultimo tratto: rientriamo nel bosco per compiere un dislivello importante, completamente immersi fra le fronde degli alberi.

A un certo punto il sentiero, decisamente stretto, si apre sulla destra. Ci affacciamo e scopriamo uno dei luoghi più belli dell’intero trekking: la cosiddetta “cresta del drago“. Il motivo è semplice e basta guardare la foto per capire che la morfologia della roccia lascia spazio a facili allusioni. L’entusiasmo è alle stelle. Un regalo inaspettato.

Continuiamo a scendere all’ombra del bosco fino al bivio di cui si è parlato all’inizio dell’anello. La macchina è vicina.


In sintesi

  • Anello da quasi 5 ore (15km), percorso in senso antiorario
  • Trekking difficile, per lunghezza, dislivello e tratti di vegetazione fittissima
  • Si cammina nel bosco all’inizio e alla fine. In mezzo prevale la strada bianca
  • Segnaletica assente. Rischio di perdersi senza GPS
  • Punti acqua: Casteldelci e Fragheto
  • Da vedere: il centro di Casteldelci e di Fragheto, Madonna del Piano, la “cresta del drago”
  • Punti di forza: natura selvaggia e spettacolare, panorami mozzafiato.
  • Dove mangiare: “La Giardiniera”, praticamente l’unica attività presente in zona
  • Guarda la ricostruzione in 3D! https://youtu.be/P0XCeMYPmbs

Abbiamo provato il percorso il 23 maggio 2021. FinRa presenti: Andrea Ottaviani, Fabio Borghesi, Francesco Bronzetti. Articolo di: Andrea. Foto di Fabio e Francesco.

1 Calanco di Sopra; 2 Calanco di Sotto; 3 Fragheto; 4 Poggio la Croce; 5 Madonna del Piano; 6 Cresta del drago (circa)


Ringraziamo il ristorante “La Giardiniera” per aver tenuto la cucina aperta apposta per noi, consentendoci di chiudere l’anello. Oltre alla cortesia, non si può non elogiare la sua cucina. Il pollo alla curcuma è stato più volte apostrofato da Bronzo come il “pollo più buono mai mangiato in vita mia”. Non aggiungiamo altro.


Un motivo in più per ricordare

Sempre la stessa domanda. Perché ricordare? Che senso ha parlare di fatti accaduti più di 70 anni fa? Domanda difficile a cui spesso si risponde in modo poco convincente.

La mattina del 7 aprile 1944 i partigiani attaccarono le truppe nazifasciste in località Calanco, azione che costò la vita a numerosi tedeschi e a tre partigiani. Nel pomeriggio, terminato lo scontro a fuoco, i tedeschi fecero una perlustrazione a Fragheto trovando un partigiano ferito nella casa di Albini Giovanni. Le conseguenze della scoperta furono terribili. I tedeschi uccisero 30 dei 75 abitanti di Fragheto. Fu un’azione brutale diretta contro donne, anziani e bambini. Temendo ripercussioni, gli uomini del paese si erano già allontanati. Non pensavano però che la ferocia nazista sarebbe arrivata a toccare i più deboli. Purtroppo non andò così.

Da Tavolicci al Ponte degli Otto Martiri, la guerra ha lasciato una pesante eredità nell’Alta Valmarecchia. Dell’eccidio di Fragheto colpisce soprattutto il fatto che un paesino del tutto sconosciuto alla grande storia venga così duramente colpito. Se non è possibile trovare un perché, crediamo sia bello porre l’attenzione su chi è riuscito a compiere del bene nella notte più buia.

Nella canonica di Fragheto è affissa una targa a “Don Adolfo Bernardi”, definito “un prete speciale”. Accusato di aver dato ospitalità a un gruppo di partigiani e di averli sostenuti, venne arrestato, torturato e condotto a Meldola per il processo. Nonostante le prove a suo carico, venne liberato grazie a un ufficiale tedesco che si era convinto della sua buona fede, con il divieto però di tornare a Fragheto. A guerra conclusa Don Adolfo ci fece finalmente ritorno, contribuendo alla ricostruzione del suo amato paese.

Riportiamo la storia di Don Adolfo perché, incuriositi dalla targa, ne abbiamo ricercato la storia. Come questa, siamo sicuri che quei momenti siano stati segnati da tante altre forme di resistenza e resilienza. Siamo grati a chiunque voglia dare il suo contributo nel riportare alla memoria aneddoti e ricordi.

Nella tragicità degli eventi, scorgere un piccolo bagliore di luce infonde un incredibile senso di speranza. Ecco (forse) un motivo in più per ricordare.

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